Quasi sette miliardi in più nelle tasche dei lavoratori e delle famiglie e 7,8 miliardi di maggiori imposte per le imprese nel 2019. Ecco chi guadagna e chi perde dalla legge di bilancio.

Quasi 7 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori e delle famiglie e 7,8 miliardi di maggiori imposte per le imprese nel 2019. Ecco chi guadagna e chi perde dalla legge di Bilancio. Gran parte dei vantaggi delle famiglie saranno in realtà assorbiti dal reddito di cittadinanza (6,1 miliardi da dividere tra 5 o 6 milioni di disoccupati, con una media di mille euro l'anno per ciascuno). Il maggior carico fiscale per le imprese deriva dal venir meno di Iri, Dta e alcune agevolazioni dell'industria 4.0 e del credito d'imposta Irap. Ma dagli anni successivi ci sarà un effetto positivo anche per le imprese.

Questi i risultati dell'analisi aggregata, realizzata in esclusiva da ItaliaOggi base dei dati disponibili, dell'impatto redistributivo della manovra in via di definitiva approvazione.

Il mago Tria trova 11 miliardi per l'Europa


Balza agli occhi il cambio di passo nel bilancio nel triennio: l'intervento complessivo sui conti pubblici passa dagli originari (circa) 70 miliardi a quasi 115 miliardi. La correzione consente di avviare le principali riforme programmate dal governo M5S-Lega: reddito di cittadinanza, collocamento, pensioni, flat tax e pace fiscale. Ma produce anche un taglio al debito pubblico.

Gli effetti sul deficit della nostra simulazione mostrano infatti sul 2019 una consistente rettifica delle spese (-7 miliardi e mezzo) e un aumento di circa 4 miliardi delle entrate: come dire, ben 11 miliardi di taglio al disavanzo da offrire nella trattativa con Junker.

Per gli anni successivi però la correzione del deficit resta fortemente in dubbio: la nostra simulazione evidenzia solo una lieve riduzione del disavanzo sul pil. Saranno quindi necessarie altre pesanti manovre per rispettare il programma di riduzione del disavanzo. Questo spiega perché a Bruxelles è tuttora alto lo scetticismo su un deficit ritenuto comunque troppo elevato.

Meno spese e stretta fiscale

La crescita delle spese nel prossimo anno per effetto della manovra sarà solo di 12,3 miliardi e non più di 20 come previsto ad ottobre.

I principali fattori di contenimento riguarderanno il reddito di cittadinanza e il settore pensionistico, dove si prevede una incompatibilità tra quota 100 e il reddito da lavoro, oltre al taglio delle pensioni d'oro e della perequazione automatica di una vasta platea di pensionati.

Quanto alle entrate, è in arrivo una stretta: la nuova manovra produrrebbe un aumento complessivo nel 2019 per circa 18,2 miliardi, più di un punto percentuale sul pil, rispetto ai soli 14 miliardi previsti ad ottobre. Tra le novità, il varo di una ecotassa sulle vetture di grossa cilindrata, l'aumento degli interessi sui ritardi dei versamenti fiscali, la web tax del 3% (sulle imprese che vendono online per soggetti con 750 milioni di ricavi complessivi) e il piano di dismissione degli immobili pubblici.

Dimezzati i vantaggi per le famiglie

Ma è dall'analisi della redistribuzione sociale della manovra, che ci si accorge delle profonde modifiche introdotte nella trattativa con al Ue. Gli originari vantaggi a favore delle famiglie sono ridotti: dai 50 miliardi nel triennio, previsti all'inizio della sessione di bilancio, si passa ad una redistribuzione di «appena» 33 miliardi da qui al 2021.

In sostanza, cambia tutto: per risanare i conti pubblici e ridurre gli oneri per interessi derivanti dallo spread, la manovra riduce sensibilmente l'effetto positivo delle misure sulla domanda aggregata e sui redditi degli italiani.

In particolare, i lavoratori dipendenti nel 2019 non avrebbero più vantaggi netti per 10 miliardi nel prossimo anno ma solo per 5 miliardi, comprensivi dei benefici del reddito di cittadinanza e delle nuove norme di superamento della legge Fornero in materia previdenziale. A questo si aggiunge un taglio sui redditi dei pensionati.

Complessivamente, secondo la nostra stima le famiglie si avvalgono di maggiori sussidi per 7 miliardi nel prossimo anno e per 26 miliardi nel 2020 e 2021. Tale maggiore reddito disponibile potrebbe tuttavia essere interamente assorbito dall'aumento dell'imposizione indiretta derivante dalle clausole di salvaguardia previste per il biennio 2020-2021 (rispettivamente 23 e 28,7 miliardi di maggiori entrate derivanti da Iva e accise). Insomma, se il governo non interverrà in futuro a «neutralizzare» gli aumenti con la manovra correttiva del prossimo anno, i vantaggi per le famiglie sarebbero totalmente azzerati, con un ulteriore aggravio dello 0,8% in termini di perdita di potere di acquisto.


Neutralità per le imprese

Rimane sostenzialmente inalterato l'apporto delle imprese alla manovra, con un «sacrificio» rilevante nel 2019 (+8 miliardi di imposte), più che compensato negli anni successivi grazie ai nuovi strumenti del governo e anche al netto della futura «flat tax».

In sintesi, le imprese si potranno avvalere di maggiori aiuti di circa un miliardo all'anno per l'intero triennio, oltre alla sanatoria fiscale (ancora da definire) e a riduzioni di imposte per poco meno di 10 miliardi nel triennio. Buone notizie per i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese. Queste ultime dovrebbero versare 4 miliardi di tasse in più nel 2019 ma ne risparmieranno 12 nel biennio successivo.

In definitiva, l'Italia ha non solo aggiustato la manovra allineandosi con le richieste della Commissione, ma ha promesso all'Ue ulteriori aggiustamenti e nuove fonti di finanziamento. L'ultima è l'introduzione della web tax, adottata in Francia ma rinviata in Italia nella scorsa legislatura, oggetto di uno scontro anche all'interno dell'Unione.

Il premier Conte ha accettato infine una previsione più realistica del pil, che l'anno prossimo non crescerà dall'1,5 ma solo dell'1%. Ovvero, fine delle illusioni su uno sviluppo accelerato.

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