Dal prossimo primo gennaio le pensioni tornano ad aumentare. L'incremento è modesto, dell'1,1%, ma almeno c'è. La minima salirà da 507,42 a 513,01 euro. A indicare la percentuale-chiave per stabilire i rialzi degli assegni Inps, correlati alle variazioni del costo della vita, è un decreto specifico del ministero dell'economia, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 275 del 26 novembre. Il provvedimento da un lato determina il tasso di incremento definitivo relativo al 2018 rispetto al 2017 (che si conferma all'1,1%) e, dall'altro stabilisce, come previsione, quello da utilizzare nel 2019. Buone notizie soprattutto per i trattamenti medio alti. Scade infatti il 31 dicembre 2018 la disciplina transitoria introdotta dalla legge Finanziaria 2014, dopo il blocco totale della perequazione stabilito dal famoso decreto «salva Italia» per gli anni 2012 e 2013, che ha compresso la rivalutazione. Una restrizione che originariamente doveva durare sino al 31 dicembre 2016, ma che è stata prorogata di un ulteriore biennio con la legge di Bilancio 2016.

Pensioni minime. Con l'incremento dell'1% l'importo del trattamento minimo sale da 507,42 a 513,01 euro al mese. In seguito all'aggiornamento, sale anche l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini del 1995 in sostituzione della «vecchia» pensione sociale: passa da 453 a 457,99 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 377,44 euro al mese.

Oltre il minimo. Con la scadenza del periodo transitorio di cui si è detto sopra, dal 1° gennaio 2019 le pensioni torneranno ad essere indicizzate all'inflazione secondo la disciplina antecedente alla Riforma Fornero. La disposizione che risale al 2001 ha suddiviso la perequazione in tre fasce all'interno del trattamento pensionistico complessivo e l'adeguamento viene concesso:

- in misura piena, cioè al 100%, per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo;

- scende al 90% per le fasce di importo comprese tra tre e cinque volte il trattamento minimo;

- e calava al 75% per i trattamenti superiori a cinque volte il minimo.

Di conseguenza, l'aumento per l'anno prossimo sarà così articolato:

- 1% (ossia l'aliquota intera) sulla fascia di pensione mensile sino a 1.523 euro (3 volte il minimo di dicembre 2018);

- 0,90% (90% dell'incremento) sulla fascia compresa tra 1.523 e 2.538 euro (5 volte il minimo 2018);

- 0,75% (75% dell'aliquota di aumento) sulla quota mensile eccedente 2.538 euro.

Con l'anno nuovo, quindi, saranno i trattamenti superiori a quattro volte il minimo Inps a trarne il maggior beneficio. Anche in vista della ripresa dell'inflazione dopo un lungo periodo di stagnazione. Con il ritorno al passato verrà ripristinato anche il sistema che vede l'applicazione della rivalutazione su fasce d'importo, e non più a scaglioni singoli di importo. Un piccolo «trucco» tecnico questo che produceva una ulteriore perdita, ancorché lieve, del valore dell'assegno nel tempo.


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